Lima
Da oltre 400 anni Lima fu chiamata Città dei Re dal conquistatore Francisco Pizarro. Oggi, la stessa città che sorse sulle terre del governatore indio Taulischusco, è una metropoli di più di 7 milioni di abitanti che conserva con orgoglio i suoi conventi e le magioni coloniali, simboli della sua tradizione antica e generosa.
Fondata il 18 gennaio del 1535 Lima, capitale del Perù, è una città moderna in crescita costante ma che, allo stesso tempo, ha saputo mantenere la ricchezza del suo Centro Storico, dichiarato Patrimonio Culturale dell'Umanità dall'UNESCO, testimonianza di un'epoca ormai passata, piena di monumenti artistici.
La Cattedrale che si iniziò a costruire lo stesso giorno della fondazione della città; la chiesa e il convento di San Francisco, considerato, per la sua unità di volume e colore, il complesso architettonico più riuscito dell'America ispanica, e Santo Domingo con il suo bel chiostro principale, sono solo alcune delle gioie di valore inestimabile che evidenziano la fede di Lima.
E così come le chiese evidenziano la fede, le casone limensi, come la Casa Aliaga, costruita sul luogo di adorazione del curaca Taulischusco; la Casa Goyaneche o Rada di chiara influenza francese; e il Palazzo di Torre Tagla, la più bella magione dei principi del secolo XVIII; simboleggiano lo splendore e il riverbero della vita durante il vicereame.
Posta sulle rive del fiume Rimac e accarezzata dalle acque del Pacifico, la città di Lima conserva evidenze anche dell'epoca preispanica, con Pachacamac come il santuario più importante, nel quale si rendeva culto al Dio dallo stesso nome; e la dacia Pucllana, nel distretto di Miraflores, un importante centro amministrativo della cultura Lima (400d.c.).
Lima sarà sempre considerata la Città dei re per le sue radici indigene da cui ereditò il suo nome - proviene dalla parola aymara lima-limac o limac-huayta che designa un fiore giallo; o dal quechua rimac, che significa colui che parla per il suo passato coloniale che le inculcò la fede, per il tocco di modernità che la proietta verso il futuro, e per il suo carattere festivo che colora il cielo grigio. La Cattedrale di Lima: posta di fronte alla Plaza Mayor si iniziò a costruire lo stesso giorno della fondazione della città, il 18 gennaio del 1535.
Originariamente fu un tempio modesto però, nel 1564, l'architetto Jeronimo de Loayza, disegnò un tempio di grandi dimensioni simile alla Cattedrale di Siviglia. All'interno notevoli i banchi del coro, la cappella di stile churrigueresco dell'Immacolata e il Cristo di avorio donato da Carlo V, re di Spagna. Si trovano anche i resti di Francisco Pizarro.
Santo Domingo: è il convento più antico che per le sue caratteristiche è uno dei luoghi più armonici della città. E' formato da una successione di chiostri e patii intorno ai quali si distribuiscono aree di servizio e abitazioni comunitarie. A destra dell'altare maggiore si trovano i resti di Santa Rosa de Lima, San Martin de Porres e del Beato Juan Masias.
San Francisco: per la sua magnifica unità di volume e colore questo complesso architettonico è considerato come l'ambiente monumentale più riuscito nell'America ispanica. La costruzione ebbe inizio nel 1542 e si concluse nel 1674.
Il convento, i chiostri e la portineria sono adornati da maioliche di Siviglia e, nella parte sottostante, esistono gallerie sotterranee e catacombe che, nell'epoca del vicereame, si utilizzarono come cimiteri.
Plaza Mayor: elegante, allegra e creola fino all'osso. Cuore della città che iniziò a battere lo stesso giorno della sua fondazione e che attualmente risplende del restauro. Degna di nota la fontana di bronzo, coronata dalla statua dell'Angelo della Fama, che porta un clarinetto nella mano sinistra e una bandiera con le armi della città e il re nella destra.
Plaza San Martin: fu inaugurata nel 1921 per il Centenario dell'indipendenza del Perù. Il monumento di bronzo, in onore al generale don Jose de San Martin, è opera dello scultore catalano don Mariano Benlluire. Nella parte superiore, raffigura il liberatore a cavallo sulle Ande. La statua si appoggia su un piedistallo di granito a forma di piramide tronca con una base a scala. Parco Universitario: la sua storia inizia nel 1870 quando si demolirono le mura coloniali che circondavano la città di Lima e si destinarono venti mila metri per la costruzione di una piazzetta. Solo nel 1921 si dispose la pavimentazione del posto e la colonia tedesca, per il centenario dell'indipendenza del Perù, commissionò l'edificazione della torre dell'orologio di 30 metri che alle 12 in punto suona le note dell'Inno Nazionale.
Pantanos de Villa: Parco Ecologico Metropolitano nel distretto di chorrillos a 30 minuti circa dal centro della città. I pantani o le zone umide hanno un'estensione di duemila ettari e costituiscono un luogo di rifugio e di riposo per gli uccelli migratori.
MACHU PICCHU
Il Parco Archeologico di Machupicchu
La città inca di Machupicchu si trova 112.5 km a nord-est di Cusco, a oltre 2.350 metri di altitudine, all'interno del Parco Archeologico di Machupicchu (conosciuto anche come "Santuario Storico"), che comprende un vasto territorio della Provincia di Urubamba nella sezione di Cusco. La superficie del Parco Archeologico, urbana e agricola, raggiunge un totale di 32.592 ettari, che sono protetti dal Decreto Supremo N° 001-81-AA dell'8 gennaio 1981. Il parco è ubicato sul lato orientale della Cordigliera di Vilcabamba, la quale confina con i fiumi Apurímac e Urubamba. L'intera area è stata dichiarata zona protetta con lo scopo di preservare la flora, la fauna, le formazioni geologiche e i resti archeologici.
Domina il paesaggio del Santuario il maestoso Salkantay (6.271 m), nevaio principale della Cordillera de Vilcanota, venerato dai locali como Apu o divinità tutelare.
Oltre a Machu Picchu, nel Santuario esistono 34 complessi archeologici, collegati dal Capac Ñan (Cammino Reale), l'antica strada degli Inca, oggi percorribile dai turisti nel suo tratto finale.
Di notevole interesse sono le costruzioni inca di Runquracay, le rovine di Sacyamarca (simili a Machu Picchu), la cittadella di Phuyupatamarca ("villaggio sulle nubi"), le rovine di Huiñayhuayna ("eterna giovinezza"), l'Intipuncu e il Tempio della Luna. La flora è esuberante: dalle graminacee, nelle zone alte, agli alberi ("aliso" -Alnus orullensis-, "noce" -Juglans neotropica-, "intimpa" -Podocarpus glomeratus-, "Kisuar" -Buddleja-) in quelle basse. Esistono inoltre circa 200 specie di orchidee. Tra la fauna si trovano più di 300 specie di uccelli (tra i quali il condor Vultur gryphus e diverse specie di colibrì) e vari mammiferi (il "puma" Felis colorato, il "tigrotto" Felis pardalis, alcune specie di scimmie e ofidi).
Alcune specie rischiano l'estinzione, come il galletto delle rocce, l'orso con gli occhiali (chiamato "Ucumari", unico orso del Sudamerica), la nutria e il gatto della montagna.
Machupicchu
La grandiosa città di Machupicchu rappresenta una concreta sfida dell'uomo nei confronti della natura; fu costruita sul dorso di uno sperone sporgente nella parte intermedia di una montagna, dove secondo una studiosa peruviana, Alfonsina Barrionuevo, la città "sospende i propri palazzi ed i propri templi sul granitico canyon di Urubamba, a penzoloni sopra il fiume".
Il terreno è scosceso, corto e con molti dislivelli, ragione per cui questo antico centro inca non ha le caratteristiche di una città convenzionale e presenta invece molteplici unità sparse per tutta la zona, a diverse altitudini, separate da precipizi impressionanti e unite da sentieri spesso angusti e pericolosi.
Confina con i picchi di Waynapicchu (nord), Cutija (sud), Putucusi (est) e con la valle di Ccollipani (ovest). Machupicchu è circondata da montagne sulle cui cime gli inca edificarono altari cerimoniali, esprimendo in questo modo il carattere sacro della zona e l'importanza spirituale che ebbe per loro. La visione religiosa del mondo da parte degli antichi peruviani è ben espressa nell'architettura, impressa su ogni pietra di questo colossale monumento. Machupicchu era essenzialmente costituito da due settori, quello urbano e quello agricolo. I nomi dei quartieri furono assegnati dallo scopritore di questa antica città, il professor Hiram Bingham, basandosi sulla loro potenziale funzione.
Settore Agricolo
È il primo settore che si incontra entrando nel complesso archeologico: occupa tutta la parte sud-orientale della città ed è formato principalmente da terrazzamenti, un tempo destinati alla coltura di mais e patate.
Le strutture principali sono:
Settore Urbano
Il settore urbano è a forma di "U" e ha due grandi complessi architettonici con strade e scalinate che in totale ammontano a 3000 scalini, oltre a un adeguato sistema di canali idraulici per il consumo umano e per l'irrigazione.
Le costruzioni sono a pianta rettangolare. Molti dei recinti hanno solo tre pareti. Generalmente furono ricoperti da rami di alberi e paglia. Le porte e le finestre sono a forma trapezoidale così come le nicchie dei muri dove erano collocati gli idoli e gli altri oggetti.
Il settore è così strutturato:
Una Fossa Secca divide il settore agricolo da quello urbano. Machupicchu era una città esclusiva, popolata dalla nobiltà e dalla casta sacerdotale, di conseguenza si pensò di assicurarla con un sistema protettivo.
Seguono sedici Sorgenti Liturgiche, disposte in successione e affiancate da gradinate di accesso. La sorgente primaria si trova di fronte a una costruzione di sole tre pareti, denominata "Wayrana", probabilmente un centro cerimoniale dove il "Willaq Uma" (il Sommo Sacerdote) celebrava il culto dell'acqua, elemento sacro nella tradizione precolombiana.
Ad un livello superiore, una splendida porta con doppio stipite dà accesso al Tempio del Sole (conosciuto anche come "El Torreón"), che fu un complesso originariamente protetto e ben difeso. È opportuno segnalare che nell'Incanato (l'impero) solo i sacerdoti e l'Inca avevano accesso ai templi, che pertanto rimanevano chiusi. Il resto della popolazione celebrava i culti tradizionali nella grande Piazza Principale, al centro della città. Il Tempio del Sole ha pianta emicircolare: la parete curva presenta due finestre, una orientata verso est e l'altra verso nord. Pare che si tratti di un osservatorio solare, forse il più importante di Machupicchu. Dalla finestra orientale è possibile fissare con precisione il solstizio d'inverno, basandosi sulla proiezione dell'ombra sulla roccia centrale. Al centro del tempio si trova un altare intagliato nella roccia, luogo dedicato al culto di Inti (il Sole). La parete posteriore, dritta, è conosciuta come la "Porta dei Serpenti": i fori sono molto simili a quelli del Tempio delle Stelle del Coricancha, che secondo Garcilaso de la Vega ostentava ornamenti in pietra, oro e argento. Nella parete sono intagliate alcune nicchie, utilizzate per collocarvi idoli e offerte cerimoniali.
Al di sotto del Tempio de Sole si trova una grotta, che Bingham battezzò come "Tomba Reale": lì sarebbe stato custodito il corpo dell'Inca, figlio del Sole, anche se la teoria è poco credibile, dal momento che gli inca erano soliti mummificare le spoglie dei sovrani per poi condurle in processione durante i riti principali. Al fianco del tempio si appoggia un edificio a due piani, ben rifinito, conosciuto come "Recinto della Ñusta" (principessa), probabile dimora del Sommo Sacerdote.
Di fronte al tempio sorge il "Gruppo del Re", unica "kancha" (casa per una famiglia estesa) del settore, considerata l'abitazione dell'Inca. La costruzione consta di due ampie stanze e due piccole
"wayranas" attorno a un patio centrale. La stanza a est rappresenterebbe la zona notte: le pietre lavorate sarebbero state il letto dell'Inca, mentre nell'angolo a nord si troverebbero i "servizi igienici". La stanza di fronte è conosciuta come lo "studio" del sovrano e le due "wayranas" sarebbero state utilizzate come cucina e atellier. Al centro del patio c'è una pietra lavorata, utilizzata come mortaio per macinare il grano e gli alimenti. Uscendo dal complesso si arriva alla "Cava" o "Caos Granítico", un'area con blocchi sparsi di granito che si pensa siano stati trasportati dalle montagne adiacenti. Qui venivano tagliati e utilizzati per la costruzione degli edifici di Machupicchu.
Dalla cava si può proseguire verso sud-est, per arrivare al settore noto come "Gruppo Superiore", una serie di edifici che pare fossero di uso pubblico, dato il numero rilevante di "qolcas" (depositi di derrate). L'unico accesso per chi proviene da sud è la Porta Principale della città, ingresso preferenziale per l'élite residente. Dall'interno è possibile individuare il sistema di sicurezza, con un anello di pietra sull'architrave e dei chiodi negli stipiti. A ovest della cava si trova invece il "Gruppo Sacro", con una Piazza Sacra su cui sorge il Tempio Principale, tipica "wayrana" di tre pareti con sette nicchie trapezoidali al centro e cinque sui lati. È un esempio del sistema di incastro dei blocchi, che combaciano come tessere di un puzzle. Oggi si ignora la divinità adorata nel tempio, sebbene molti storici ritengano che si tratti di Wiraqocha, noto dio del pantheon inca. All'estremo nord della piazza sacra si trova il Tempio delle Tre Finestre, un'altra "wayrana" a pietre poligonali. Secondo alcuni sarebbe la rappresentazione simbolica del Tamputocco, o "montagna dalle tre finestre", leggendario luogo d'origine dei fratelli Ayar, capostipiti degli Inca. Di fronte al Tempio Principale si colloca la Casa del Sacerdote, mentre alle sue spalle si trova un piccolo recinto con una insolita piattaforma al centro, una sorta di sofà di pietra. Il recinto è noto come la "Camera degli Ornamenti", una sorta di sacrestia andina del tempio.
Dalla Piazza Sacra una scalinata conduce all'Intiwatana, l'orologio solare. Il nome fu coniato da George Squier nel 1877, giacché non compare in nessuna cronaca coloniale. Letteralmente significa "luogo dove si attacca il sole", ma la denominazione corretta sarebbe "saywa" o "sukhanka", come indicato negli antichi manoscritti. Si tratta di piattaforme sovrapposte sulle quali poggia un monolito scolpito con angoli orientati: la costruzione culmina in un prisma alto 36cm che proietta la luce del sole sul pilastro sottostante. L'angolo a sud del poliedro ha un'inclinazione di 13°, che è la stessa latitudine di Machupicchu: il 22 settembre, equinozio di primavera, il sole non proietta nessuna ombra sul pilastro. È dunque indubbio che fu utilizzato quale osservatorio solare, attraverso la misurazione delle ombre proiettate.
All'estremo nord di Machupicchu si trova il complesso della "Roccia Sacra": due "wayranas", una di fronte all'altra, sembrano fungere da templi dedicati al culto della grande roccia che si erge al centro, su un piedistallo di pietra. Nella religione andina si ritiene che le montagne siano o possiedano "apu", spiriti superiori protettori degli uomini. Molti studiosi ritengono che la Roccia sacra non sia altro che la fedele riproduzione della montagna alle sue spalle, chiamata "Yanantin": in effetti il profilo della roccia sembra una rappresentazione in scala della montagna. Tuttavia alcuni affermano che la pietra avesse in origine un'altra forma, forse quella di un puma. Dietro la roccia inizia il cammino che conduce al Wayna Picchu ("giovane montagna", in contrapposizione a Machu che significa "antica").
Nella parte orientale di Machupicchu, attraversata la Piazza Principale, si entra nel quartiere abitativo, con ogni probabilità popolato da artigiani. Le pareti sono infatti di tipo "pirka" (pietre dozzinali unite con il fango) e gli edifici sembrano essere piccoli appartamenti e magazzini. Il tetto, costituito da una struttura lignea ricoperta di paglia, poggiava su sporgenze di pietra. In questo settore si distinguono il "Complesso delle tre porte", l'"Intimachay" ("Grotta del Sole") e il "Gruppo dei Mortai". Quest'ultimo, noto anche come "Quartiere Industriale", è indipendente dal resto delle costruzioni e ancora vi si trovano due mortai circolari dello stesso diametro, forse utilizzati per fabbricare tessuti o ceramiche.
Uno dei complessi architettonici più affascinanti ed enigmatici di Machupicchu è il "Tempio del Condor", a sud-est del Quartiere Industriale. Il tempio è una sorta di labirinto in cui si colloca una scultura che presenta gli elementi tipici del condor andino: il becco, il collare bianco intorno al collo e l'apertura alare. È indubbio che si trattasse di un luogo sacro dedicato al culto dell'"Apu Kuntur", uno dei tre animali sacri, insieme con serpente e puma. C'è chi considera che qui sorgessero le prigioni di Machupicchu e che i condannati a morte venissero dilaniati dai condor. Secondo questa interpretazione le nicchie disposte negli antri (con piccoli fori negli stipiti) sarebbero state usate per ammanettare i prigionieri. Le nicchie più grandi avrebbero avuto invece la funzione di racchiudere i detenuti "murati vivi": dai piccoli vani intagliati nella parete avrebbero respirato e mangiato.
La costa
Le zone più belle sono quelle di Islas Ballestas e della peninsola de Paracas dove ci sono anche villaggi di pescatori. Più a sud assolutamente da non perdere la città di Nazca, rinomata per le sue pittoresche ed elaborate ceramiche e famosa in tutto il mondo per le cosiddette “linee di Nazca” - estesissimi disegni geometrici, raffiguranti perlopiù animali e uccelli, che si ritiene siano stati realizzati tra il 900 e il 600 a.C. Le linee sono visibili soltanto dall'alto, ma con circa 50 dollari è possibile affittare un aereo.
Le linee di Nazca
In Perù, più precisamente a Nazca, si verifica un fenomeno molto particolare visibile però solo dal cielo: figure perfettamente disegnate sulle distese della pampa.
Le pampa del Perù sono delle distese di sabbia e pietrame senza la presenza di alberi o arbusti, privi quindi di qualsiasi tipo di vegetazione, dove sono incisi in proporzioni gigantesche delle linee stranissime che raffigurano animali ed altri soggetti non ancora identificati. Da terra non si vedono altro che delle linee senza significato in quanto, i disegni sono ben distinguibili solo da centinaia di metri di altezza.
Nel 1939 lo studioso Paul Kosok , dell’università di Long Island (USA) si mise a studiare con dedizione queste linee; successivamente l’archeologa Maria Reiche sollevò l’attenzione pubblicando anche un piccolo libro illustrato così il ministero dell’aria peruviano decise di effettuare i rilievi precisi dei disegni.
Sul posto è stato costruito un albergo con una torre alta una decina di metri, da dove si possono osservare ben due disegni, se si vuole avere una panoramica globale di tutti i tracciati si deve salire a 700/800 metri di altezza.
I tracciati di Nazca nascono dall’opera di un popolo notevolmente civile, dotato di una grande precisione geometrica, questo popolo è molto antico ed anteriore a quello degli incas, probabilmente della stessa stirpe dei costruttori della Porta del Sole in Bolivia e degli osservatori astronomici dell’America precolombiana.
Alcune figure rappresentate sul deserto di Nazca sono cani, gatti, uccelli, lama, pesci, sauri, serpenti con più teste ed altri oggetti ignoti; non è possibile dire con precisione la data in cui i disegni possono essere stati tracciati, ma un test al carbonio 14 ha stabilito un’età di circa 1500 anni, l’archeologo americano Hawkins sostiene che la civiltà dei Nazca dovrebbe essersi sviluppata tra il 300 a.c e l’800 d.c. Di sicuro resta un mistero chi e perché abbia eseguito queste incisioni meravigliose, sono state date tante interpretazione che vanno dalla religione all’astronomia ed alla presenza di extraterrestri.
Per quanto riguarda gli scopi di questi disegni, alcuni studiosi li ritengono degli ex voto o suppliche rivolte alle divinità per una buona caccia, un buon raccolto ma è un’ipotesi non molto plausibile perché sono ritratte le immagini di ragni, lucertoloni, scimmie o margherite. Altri studiosi, come Maria Reiche, che ha dedicato tutta la vita agli studi delle linee di Nazca, riteneva che il complesso di simboli fosse stato un gigantesco calendario astronomico, in cui ogni segno corrisponde a duna sequenza, sia un solstizio sia il tempo delle piogge, della semina e del raccolto.
Un altro studioso delle linee e dei disegni , padre Alberto Rossel Castro, ritiene che la grandiosa opera vada divisa e classificata in quattro gruppi principali:
L' archeologo peruviano dottor Toribio Mejia Xesspe propende per strade e indicazioni di carattere religioso congiungenti vari luoghi sacri, mentre il dottor Manasses Fernandez Lancho, medico e docente universitario, considera l' opera come un compendio del pensiero filosofico e cosmico dei suoi autori. Il professor Josuè Saul Lancho Rojas riassume così il suo pensiero sugli autori dei disegni:" I Nazcas, con i loro criteri comunistici, materialisti e dialettici, tracciarono, duemila anni prima di Darwin, il panorama generale dell' evoluzione della specie, dai protozoi all' uomo. Là, nella pampa, giace la dimensione materializzata che vince il tempo e lo spazio. La cosa più sorprendente è che le figure suggeriscono l' anello possibile tra una specie e l' altra. Tutti i disegni sono stati eseguiti partendo dalla linea del solstizio, con il Sole come il centro del tratto che va dalle Ande al mare, dal quale emergono tutte le specie conosciute sulla terra. E tutte le specie appaiono unite da un cordone ombelicale che rappresenta l' energia solare.
L' autore delle linee, nel suo semplice stile personale, ritiene che la volta celeste sia stata la casa degli dei. Là viveva il Sole, il dio onnipotente che stabiliva i cicli della vita e della morte, con la Luna, causa di stupore e di paura con le sue fasi e le sue eclissi, le stelle, le costellazioni piacevoli da ammirare, capaci di consigliare quando necessario. E là vivevano anche le comete, con le loro code splendenti, le nuvole che offrivano la pioggia, i venti, i tuoni ed i fulmini. Tutti gli dei vivevano lassù ed era proprio lassù il luogo a cui si levavano le preghiere, le offerte ed i sacrifici. Questo meraviglioso mondo della pampa potrebbe essere stato un santuario dove i Nazcas avevano disegnato tutti gli esseri del loro mondo, come per offrirli agli dei. Le figure avevano proporzioni gigantesche per essere visti dalle divinità celesti: il fatto che la gente, qui sulla Terra, non potesse vederle, non importava".
L' archeologo Guillermo Illescas Cook propende, come altri suoi colleghi, per raffigurazioni astronomiche e porta a dimostrazione alcuni disegni che potrebbero mostrarci le costellazioni rese con figure diverse da quelle adottate nel mondo mediterraneo ed ancora oggi definite con i nomi di un tempo. E le immagini sulle ceramiche (in molti casi corrispondenti a quelle del deserto) ne fornirebbero una conferma. Non mancano, poi, le ipotesi "spaziali", secondo le quali le linee, le piste ed i disegni di Nazca sarebbero stati segnali di un vero e proprio cosmodromo extraterrestre. Questo filone è stato sfruttato da scrittori "di frontiera" che hanno imbastito tante e tali storie sui turisti cosmici da far rizzare i capelli a tutte le persone di buon senso.
Nell' introduzione del suo lavoro su Nazca, parlando del Perù, Maria Reiche asserisce:" Si sa degli incas, dell' ultima dinastia dominante che, fino a poco prima dell' invasione spagnola, aveva sottoposto a tributi il paese intero, dalle montagne alla costa. Ma la dominazione incaica fu soltanto l' ultimo stadio di un lungo sviluppo culturale, i cui inizi risalgono al secondo millennio prima della nostra era. Non tutto è stato esplorato e non è stata detta l' ultima parola sugli uomini che molto tempo fa hanno popolato il paese più fittamente di adesso.
Ogni anno vengono alla luce nuove conoscenze, vengono scoperte sconosciute città preistoriche, fatti nuovi scavi. Ma tutto ciò infittisce ancora di più il mistero. E' possibile sì, distinguere nuovi periodi, classificare secondo concentrazioni locali i vari elementi culturali, ma si vorrebbe sapere molto di più. Si vorrebbe sapere perchè certi motivi delle incisioni e del vasellame si ritrovano in tutto il continente, fino all' America Centrale. Si suppone che sia esistita una scrittura e si dispone in proposito di numerosi indizi. Un giorno, tutto quanto si sa oggi verrà fuso con le conoscenze di un prossimo futuro in una sintesi grandiosa e si avrà una chiara immagine del passato di questo grande paese".
Arequipa
Arequipa fu fondata il 15 agosto del 1540 da Manuel Garcia de Carbajal. Il suo nome deriva dalla frase quechua "Arequipai" che significa "si, fermatevi", e che più di una coincidenza quello del nome è una realtà che si mantiene nel tempo, perché nelle strade, sui muri di sillar e nel modo di fare della gente, si percepisce una forza strana, un impulso che invita a rimanere nella città.
Posta alle falde della Cordigliera Occidentale delle Ande e ai piedi del vulcano Misti, Arequipa (2350 metri sul livello del mare), capitale del dipartimento omonimo, è una bella città, con casone costruite in sillar, un materiale proveniente dalla lava vulcanica pietrificata, con templi e conventi di stile architettonico originale, e con campagne magiche tutto intorno che le danno un aspetto bucolico. Nel Centro Storico si può apprezzare il più puro stile architettonico che si consolida alla fine del XVII secolo, a partire dalla sovrapposizione del barocco italiano, il plateresco spagnolo e l'originalità andina.
Le case nobiliari, le chiese e gli antichi conventi si construivano in sillar, un materiale tra il bianco e il perla che, illuminato dal sole, emette un bagliore, un'aura magnifica. Per questo motivo Arequipa è conosciuta come la "Città Bianca".
Nei dintorni esistoni villaggi affascinanti che conservano il sistema dei tramezzi pre incaico, utilizzati ancora dagli agricoltori dei distretti di Chilina, Socabaya, Paucarpata, Characato e Sabandía. Nel dipartimento di Arequipa si trovano due delle gole più profomde del mondo: Cotahuasi (provincia de La Unión) e il Colca (provincia di Caylloma). Inoltre la meravigliosa valle dei Vulcani di Andagua, le spiagge di Mollendo- Camaná e Puerto Inca-Caravelí. Luoghi stupendi da visitare.
Lago Titicaca
Sulle rive del Lago Titicaca ed a 3860 sul livello del mare, si trova Puno, città che cattura e ammalia per il suo strano magnetismo che emana dalle sue montagne, dal lago che sembra un mare e dalla gente, discendente degli aymara, un popolo intraprendente che dominò l'altopiano. Prima dell'espansione dell'impero incaico la zona, che oggi conosciamo come Puno, situata all'estremo Sud del Perù, era dominata dagli uomini della cultura Tiahuanaco, la massima espressione dello sviluppo aymara, come è dimostrato dai resti archeologici ritrovati nella zona.
Puno fu la culla della civiltà incaica. La leggenda narra che dalle acque del Titicaca il lago navigabile più alto del mondo, a 3815 metri e il secondo più grande del Sudamerica con 84000 chilometri quadrati di superficie Manco Capac, il primo inca, per fondare un impero così come lo avava ordinato il Dio Sole. Il 4 novembre del 1688 il vicerè Conte di Lemos fondò la città di Puno, battezzandola con il nome di San Carlos de Asturias. A partire da quel momento il luogo iniziò a cambiare aspetto dato che i sacerdoti spagnoli, volendo catechizzare gli indigeni, costruirono le belle chiese che tuttora si conservano.
Questa regione peruviana è rinomata per la varietà ed il colorito folklore, senza dubbio il più ricco e affascinante di questa parte del continente, la cui massima espressione è la festa della vergina della Candelora che si realizza a febbraio. Attualmente Puno, capitale del dipartimento omonimo, è un'importante zona agricola e di allevamento del bestiame, soprattutto dei camelidi sudamericani (lama e alpache), che si cibano sui suoi immensi pascoli e pampas.
Cuzco
Cusco, mitica capitale dell'Impero Incaico, conserva orgogliosa le sue pareti e i muri di pietra che evocano la grandezza dei figli del sole. Città piena di monumenti e reliquie storiche, di miti e leggende che sembrano rinascere ogni volta che si percorrono le sue centenarie vie. Visitare questa antica città nella valle del fiume Huatanay, nelle Ande Sudorientali del Perù, a 3.360 metri sul livello del mare, è un'esperienza indimenticabile, che consente svelare alcuni misteri degli Inca, perché Cusco fu il centro, l'ombelico del mondo andino.
La storia della città imperiale secondo la leggenda, risale al secolo XI o XII quando il primo Inca, Manco Capac, fonda Cusco secondo i dettami del Dio Sole. Il 23 marzo del 1534, Francisco Pizarro, fonda nuovamente Cusco. Attualmente la capitale archeologica d'America, è una città aperta al mondo, che accoglie a braccia aperte i visitatori, che osservano meravigliati il suo strano aspetto, fondendo in uno stesso ambiente urbano e con un'armonia caratteristica, monumenti precolombiani come il Qorikancha (tempio del Sole), l'Ajlla Wasi, l'Amaru Cancha (recinto del serpente), il Kiswar Kancha, tra gli altri, con i tesori della mescolanza come la Cattedrale, la chiesa e il Convento della Merced e il Tempio di San Blas.
La città è circondata da impressionanti resti archeologici come la cittadella di Machu Picchu, la fortezza di Saqsaywaman, il complesso di Ollantaytambo e i pittoreschi villaggi come Pisaq, Calca e Yucuay che mantengono ancora le tradizioni dei loro antenati.
COTAHUASI
Cotahuasi, È Una valle, è un gruppo di paesi, ci sono vari innevati e decine di marciapiedi. Una cascata, un paio di ponti pendenti, un bosco di pungoli, anche uno di cactus. Rovine e chullpas, waris ed inca, precolombiane, storiche; ma soprattutto un canon, gigantesco, enorme, favoloso: Cotahuasi, il canon più profondo del mondo con 3.535 metri di profondità, come affermano gli investigatori. Così sorprendente è questo destinazione arequipeña, dove la geografia è tagliata da fiumi poderosi, gole trepidanti e profondi abissi; e le popolazioni. altrui sono al passo del tempo - conservano il loro antico aspetto, rifiutandosi di cambiare, rifiutandosi di perdere le loro vecchie abitudini.
L'imponente canon del Cotahuasi si trova nella provincia di La Unión (L'Unione), una delle più incidentate del dipartimento di Arequipa, per suoi monti innevati e d`infinita bellezza come il vulcano Coropuna, il più alto del paese con 6,425 metri, ed il Solimana, 6,117 metri,; oltre alla sua varia vegetazione che cresce tra un`altitudine tra i 1,000 ed i 6,100 metri di altezza. Godere della profondità del canon è un'esperienza indimenticabile per gli eventi singolari: un viaggio con più di 14 ore, da Arequipa, attraverso una strada in cattive condizioni, un soggiorno tranquillo nel paese di Cotahuasi ed una ardua camminata, con un incrocio di due ponti pendenti e probabilmente con l`osservazione dei condor, per arrivare fino a Sipia, una spettacolare cascata di 150 metri.
La profondità di Cotahuasi è la casa ideale per le specie in vie di estinzione come il condor andino, (Vultur gryphus), vicuñas (vigogne), (Vicugna vicugna), e tarucas, (Hippocamelus antisensis), solo una breve menzione per la nutrita fauna; che sommata alle attrattive archeologiche e culturali del canon, han giustificato I`importante la dichiarazione di Zona di Riserva Turistica Nazionale, ottenuta nel 1988. Fino ad ora è stato poco visitato. Molto meno dai turisti stranieri. Tanto è che la cartografia di Cotahuasi è stata introdotta da poco negli anni ´90.
Senza dubbio un'incredibile area geografica che offre le risorse naturali necessarie per la sussistenza dei colonizzatori cotahuasinos; le cui origini risalgono a 10,000 anni fa; quando un gruppo di uomini e donne andini si stanziarono nella zona. Tempo dopo, la regione veniva conquistata per waris, chancas ed inca, questi ultimi battezzarono i villaggi con nomi quechua, i quali perdurano fino ai giorni nostri, come molte delle loro abitudini. Ma l'avventura non è assente in Cotahuasi; al contrario, l'area è l'ideale per la pratica del canotaggio (rafting), volo libero, scalata della roccia, ciclismo di montagna, cavalcate, rapelling e trekking. Cotahuasi, un canon di avventure ed un angolo del passato ancestrale. Cotahuasi spera di essere visitato.