Cosmologia della Ande Meridionali

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Cosmologia della Ande Meridionali
a cura di Barbara Nanni


Le genti del Perù precolombiano hanno elaborato una cosmologia che si direbbe calcata a misura sull’ambiente, su quell’ambiente così duro per l’uomo che avrebbe dovuto dissuaderlo da qualsiasi forma di insediamento.
Il peruviano precolombiano è riuscito a creare una cosmologia ambientale, a sentirsi parte attiva dell’ambiente e a dominare gli spazi infiniti inquadrandovisi in uno discorso logico e nello stesso tempo dilatando il proprio io e quello degli altri elementi da cui è circondato, fino a ricondurli tutti all’essere supremo.
L’universo andino pur concepito come unità, risulta diviso orizzontalmente in quattro parti e verticalmente in tre. Lo spazio orizzontale, per esempio, è suddiviso dalla croce immaginaria dei quattro punti cardinali, pur essendo nel contempo considerato una totalità chiusa, mentre lo spazio verticale è concepito come tagliato da un’asse, altrettanto immaginaria come la prima, ma posta perpendicolarmente alla prima, in cui si distinguono le posizioni di alto e basso con riferimento ad una terza posizione, il centro compreso fra le prime due. Si ha pertanto un Hanay Pacha, o mondo di sopra, un Uku Pacha, o mondo di sottodentro e un Kay Pacha o mondo di qua, ma anche mondo di adesso; allo spazio vertico-orizzontale era inoltre applicata la divisione in due metà, intese come forza maschile l’una e femminile l’altra.
Tali divisioni verticali ed orizzontali erano applicate non solo all’universo, ma anche alla divinità somma, che si identifica con l’universo stesso, alle divinità da essa derivate e, pur in scala minore, anche alle persone, agli animali, alle piante, alla città così come all’organizzazione politica e sociale dell’Impero.
Esaminiamo ora la terminologia quechua dello spazio: essa indica cha spazio e tempo non sono due dimensioni come noi continuiamo a considerare ma una sola. Ecco, infatti il termine Pacha, terra, che significa anche tempo, così come Kay-Pacha significa il mondo di qua, il nostro mondo ma anche il mondo di adesso. Lo spazio, secondo questa concezione cosmologica, è in continuo divenire, divenire che però non procede in linea retta, ma a cicli: alla fine di un ciclo si avrà il “volteo” o capovolta, detta Pachacuti, per cui il mondo di sotto diventa quello di sopra e viceversa, con conseguenze disastrose per il centro che ne risulta distrutto.
La cosa più curiosa è che lo spazio davanti a noi o Nawpa-pacha non è il futuro, ma il passato, come indica lo stesso termine, quando è usato nel suo significato temporale che significa “tempo avanti, tempo passato”, mentre il futuro o Quipa-pacha significa anche “tempo dietro”. Questo ci suggerisce che il tempo proceda a ritroso, ovvero che il futuro sia la ripetizione del passato.

 

fonte: Progetto Saecula