Forze cosmiche

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Forze cosmiche

a cura di Barbara Nanni

 

Quali erano le forze che tenevano unito questo complesso sistema cosmologico che caratterizzava l’universo andino? Quali erano invece le forze che ne potevano provocare il ribaltamento? Come poteva l’uomo intervenire?
La risposta viene dall’etnologia e dalla linguistica assieme e si basa su varie ricerche effettuate sul mondo del lavoro agricolo andino il quale è l’unica realtà concreta di oggi ancora in perfetta continuità con l’epoca precolombiana.
Uno dei principi più importanti per dare solidità all’ordinamento stabilito è l’ayni, cioè la reciprocità. Tutto l’universo è ayni, l’ayni è il matrimonio, così come la mano d’opera che, nel lavoro dei campi, una persona offre ad un’altra sapendo che ciò le permetterà di chiederle in contraccambio la sua mano d’opera per i propri campi.
Qualsiasi prodotto agricolo è infatti frutto di ayni non solo fra l’uomo e la Pacha Mamma ma fra gli dei mondo di Sotto e quelli del mondo di Sopra.
Un altro principio basilare della cosmologia andina è la mita: essa permette di trasformare un ordinamento temporale in un ordinamento spaziale ma anche in un ordinamento di lavoro e di organizzazione sociale e politica e viceversa. Essa deriva dall’ayni: quando un gruppo di entità equivalenti si alternano, durante tempi stabiliti del calendario, a prestare lo stesso servizio ad un’entità di posizione più alta si dice che ogni componente sta facendo una mita rispetto all’entità più alta. Mita è anche la rotazione fra la coltivazione ed i periodi di riposo nell’ambito di una chacra (ovvero del podere che l’ayullu dà in usufrutto a ciascuno dei suoi membri).
La mita, insomma, è un principio che unisce e vincola due sistemi: il circuito temporale del calendario ed un circuito spaziale di organizzazione di lavoro e di politica e sociale.
Pallqa e tinku sono invece due termini relazionati alla biforcazione e servono a dare un riferimento all’ordine spazio-temporale: pallqa è una biforcazione di una cosa in due, senza alcuna implicazione direzionale. Pallqa è anche la biforcazione di due canali d’irrigazione il cui percorso delle acque è legato all’opera degli uomini e può verificarsi nell’uno o nell’altro senso.
Tinqu è invece una biforcazione irreversibile come per esempio l’entrata di un affluente in un fiume. Si tratta dell’incontro di due unità che provoca la nascita di una nuova entità. Tale universo in equilibrio può essere sconvolto da forze esplosive dette amaru, forze che però tendono a riassestarsi e che sono relazionate all’acqua e personificate da serpente bicefalo ma anche dal mostro felino e dal fulmine. L’amaru può esplodere se le ayni, mita, pallqa, tinqu non agiscono in equilibrio fra di loro ma creano un eccesso di energia. Compito dell’uomo è di vigilare, cioè non produrre squilibri con gli eccessi dell’uno e dell’altro e se tali equilibri si stanno per verificare tentare di riequilibrarli con offerte alla divinità e con la preghiera. Secondo una tradizione ancora oggi molto diffusa, l’amaru si trova nel fondo di lagune da dove può uscire sotto forma di mostro con sembianza di felino, di toro o di maiale.

fonte: Progetto Saecula