Miti sull’origine degli Inca: l’origine degli Inca secondo Garcilaso della Vega
Miti sull’origine degli Inca: l’origine degli Inca secondo Garcilaso della Vega
a cura di Barbara Nanni
Già avevamo visto, a proposito dei miti sull’origine del mondo, come questi si riferiscano al lago Titicaca e al dio creatore Viracocha, rispettivamente come al luogo dove avvenne la creazione e all’autore di essa. Altrettanto si può dire a proposito dei miti sull’origine degli Inca anche se spesso il dio Viracocha non viene nominato perché viene sostituito dal suo “alto”, cioè il Sole il quale agisce in sua vece nel “centro” ove risiede il dio sommo Viracocha, ovvero nel Lago Titicaca.
Ecco l’origine degli Inca secondo Garcilaso de la Vega, figlio di una nipote dell’Inca Wayna Capac e di un capitano spagnolo.
La narrazione qui sotto riportata riferisce il testo che il fanciullo Garcilaso udiva raccontare dallo zio Wayna Capac e pertanto si può considerare la narrazione ufficiale della corte. “ Nostro padre il Sole, vedendo gli uomini quali te li ho descritti, ne provò pena e dolore e inviò dal cielo in terra un figlio e una figlia perché li indottrinassero nella conoscenza di nostro padre il Sole, persuadendoli a d onorarlo e a tenerlo per loro dio, e dando loro precetti e leggi in obbedienza ai quali vivessero come uomini secondo ragione e civiltà, abitando in case e villaggi, imparando a lavorare la terra, a coltivare piante e messi e ad allevare il bestiame. Con questo comandamento nostro padre depose questi suoi figli nel Lago Titicaca, ordinando loro di fingersi due qualunque e, dovunque si trovassero a mangiare o a dormire, vedessero di conficcare una barra d’oro lunga una vara. E larga due dita che consegnò loro come simbolo e insegna, e dove quella bara fosse penetrata nel terreno. Lì voleva il Sole nostro Padre che si fermassero eleggendo il luogo a residenza e corte. E infine disse loro: ”Quando avreste ridotto queste genti al nostro volere le governerete secondo regione e giustizia, con pietà, veemenza e mansuetudine facendo in tutto e per tutto funzione di padri pietosi con i loro figli teneri e amati”.
“I due uscirono dal Lago Titicaca, volgendo i passi a settentrione, e strada facendo, ovunque si fermassero, tentavano di conficcare nel suolo la barra d’oro senza mai riuscirvi. Arrivarono poi a questa valle del Cuzco, dove un tempo non c’erano che monti selvaggi”.
“La prima sosta che fecero in questa valle fu sul colle chiamato Huanacauri, a mezzogiorno della città. Lì riuscirono a conficcare nel suolo una barra d’oro, che anzi vi penetrò con gran facilità al primo colpo, e poi scomparve”.
“Dal colle Huanacauri andarono i nostri primi Re, ciascuno per suo conto, a convocare le genti e essendo quel luogo il primo del quale sappiamo essere stato da loro calpestato, e poiché da lì sono partiti per fare del bene agli uomini, vi abbiamo eretto, come è noto, un tempio in onore di Nostro Padre il Sole, a ricordo dei benefici da Lui concessi al mondo. Il principe si volse a settentrione, la principessa a mezzogiorno; a tutte le donne e gli uomini in cui s’imbattevano rivolgevano la parola dicendo come il loro Padre Sole li avesse inviati dal cielo perché fossero maestri e benefattori degli abitanti di tutta la terra, togliendoli dall’esistenza ferina che conducevano”.
Quelli che il Re raccolse intorno a sé volle che popolassero Hanan Cozco, che per questo venne chiamato appunto “alto”, e quelli radunati dalla Regina che popolassero Hurin Cozco ed è per questo che lo chiamarono “basso”.
“Quanti anni siano passati da quando il Sole Nostro Padre inviò questi primi suoi figli, non te lo saprei dire esattamente. Il nostro Inca si chiamo Manco Capac e la nostra Coya Mama Ocllo huaco”.
fonte: Progetto Saecula